Ecstasi

Bisogna riconoscere che la polemica di Italia Nostra e dei professori firmatari dell’appello contro il progetto della mostra Da Cimabue a Morandi ha prodotto un inatteso risultato: improvvisamente ha fatto diventare simpatico Vittorio Sgarbi.

Va comunque subito detto che tale polemica è una battaglia fra retroguardie; se oggi la Fondazione Genus Bononiae propone una grande mostra fino a Giorgio Morandi vuole dire che crede che nei 50 e più anni successivi non c’è stato nulla di interessante.

O forse non lo si vuole vedere: l’arte contemporanea non va considerata.

Ci si tiene così ad una distanza di sicurezza di un buon mezzo secolo; d’altra parte una Fondazione che si chiama con un nome in una lingua morta non deve proprio avere a cuore il presente.

Nella mostra non compaiono, quindi, i contemporanei Giovanni Manfredini e Nicola Samorì, artisti di recente acquisizione della collezione di Palazzo Fava: benché decisamente rivolti al passato, sebbene pittori dai fondi scuri seicenteschi e dagli inattaccabili soggetti Cristici.

Il progetto di Sgarbi prevede vari spostamenti di opere a Palazzo Fava, fra cui l’Estasi di Santa Cecilia di Raffaello, di casa alla Pinacoteca.

A differenza dei professori di Italia Nostra e di Andrea Emiliani e Eugenio Riccomini, (che come racconta Renato Barilli, risposero niet per un progetto simile dell’emerito professore di arte contemporanea) il critico nazionale ha capito che decontestualizzandola, l’opera cambia.

Sgarbi infatti cita Marcel Duchamp e sa che muovere un quadro importante, anche se di soli 600 metri, sposta di molto la faccenda.

La mostra più bella mai fatta nella storia di Bologna come dice Sgarbi, è un’operazione duchampiana.Usa il linguaggio dell’arte contemporanea, anche se non la espone.

Un evento, quindi, sottile e arguto, raffinato e diabolicamente moderno.

In una Bologna sempre più americana, l’esposizione Da Cimabue a Morandi sembra marcare l’inizio di una nuova epoca.

Se fosse ancora in vita il grande cannibale, Andy Warhol, l’avrebbe sicuramente visitata. Affascinato dai portici, dopo avere cenato al Daiana – deliziato dalla zuppa inglese, più per i colori, che per il gusto – avrebbe ammirato, a Palazzo Fava, il capolavoro di Raffaello: l’Ecstasy.

 

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