Riflessioni sul murale di Cosenza (Marulla)

Come ti ho accennato nella tesi parlo di opere d’arte nello spazio pubblico e sono andata a focalizzarmi su quelli che vengono intesi come monumenti nel senso “classico” del termine. Mi hanno attirata i casi in cui la realizzazione di queste opere si è imbattuta in difficoltà tecniche o ha creato un disagio, una discrepanza nella comunità. Gran parte di questo interesse si è accentuato quando sei venuto in aula a parlarci del tuo lavoro su Marulla a Cosenza.

Flavio Favelli. Vi ho parlato anche del mio lavoro Gli angeli degli eroi?
M. Sì.
FF. Penso che quel lavoro abbia più a che fare con il tema dei monumenti, perché di fatto è stato considerato e celebrato come monumento. Il progetto originale era realizzare un murale iscrivendo i nomi dei militari italiani caduti dopo la seconda guerra mondiale, periodo che vede l’Italia in pace. E’ chiaro che non c’è nessun riferimento al “monumento”, perché storicamente i murali venivano usati anche dai regimi ed erano di propaganda, non erano dei monumenti, e soprattutto i monumenti ai caduti, prevedono generalmente l’utilizzo di cemento, ferro, bronzo o marmo. Realizzare questa lista di caduti vernice su muro esattamente come venivano fatte le pubblicità una volta o la street art oggi ha ben poco a che fare con il monumento. Dato che fu il MAXXI ad invitarmi non potevo farlo sul muro del museo, perché non avrebbe avuto senso, l’ho quindi realizzato su un pannello di legno che è poi stato esposto come opera.   E’ stato il Ministero della Difesa a prenderlo per portarlo in Piazza del Quirinale; gli hanno messo un plexiglas sopra e lo hanno trattato come un monumento, è stato celebrato da Mattarella, dai familiari delle vittime e dai militari. C’è sempre un ente che commissiona il monumento: uno stato, un comune, o un’associazione come iveterani in Vietnam o la Comunità Ebraica, di solito si è sempre fatto così e di solito c’è un bando. Ma in entrambi i casi Gli Angeli degli Eroi e Marulla sono stato io a proporre i progetti e siccome erano dedicati uno ai caduti e l’altro ad un calciatore morto, è chiaro che per una sorta di ovvietà (in un caso il Ministero della Difesa e i familiari e nell’altro caso i fan e gli ultras) l’hanno preso come monumento. E’ come se si facesse difficoltà a prendere in considerazione un’opera in sé, si deve darle un senso preciso, collettivo…
Pensiamo alla città di Bologna, l’ultimo memoriale che è stato fatto è il memoriale alla Shoah, all’angolo con la stazione dell’alta velocità, quello è stato commissionata dalla Comunità Ebraica. Quel monumento è stato pensato perché è venuta fuori una piazza che non ci doveva essere; il monumento ha sempre bisogno di un luogo importante in cui essere situato. Questo murale che voglio fare a Bologna ho provato prima a realizzarlo a Firenze, le persone vicino al sindaco mi hanno detto: “sarebbe meglio che ci fosse anche un monumento alle vittime del terrorismo”; purtroppo gli hanno dato un significato letterale e univoco. Per il murale ho chiesto di avere un muro qualsiasi, una strada di passaggio dove non è successo niente di particolare. Un grande monumento che c’è a Bologna è il Memoriale ai Partigiani realizzato sul muro della Sala Borsa. Le foto in bianco e nero sono sotto vetro e si trovano nel luogo dove furono fucilati è un monumento voluto dai parenti delle vittime e dalla cittadinanza. Propongo il mio progetto ma non ho né parenti né amici militari, la prima cosa che mi hanno chiesto quando ho incontrato il Presidente della Repubblica è stata: “ ehai fatto il militare?” e io ho risposto: “no, ho fatto l’obiettore di coscienza”. Ho voluto fare un’opera, non è un monumento ma un ricordo, è un elenco che voglio realizzare in un posto banale, non ha nessuna delle caratteristiche del monumento. Alcuni militari mi hanno chiesto: “ Ma che bello maestro perché non lo fa in una rotonda con una lapide di marmo?” è proprio quello che non voglio fare. Di solito queste lapidi sono o nei sacrari o nei cimiteri o nelle caserme o dov’è nato il fatto. Il pannello che ho esposto al Quirinale adesso è all’Altare della Patria, l’hanno portato là.
Il murale di Marulla è in un muraccio di uno stradone in periferia a Cosenza, sono stato io a voler fare l’opera lì, non c’è nessuna relazione tra la strada e Marulla, entrambi i progetti non hanno a che fare nulla con il monumento se non per il fatto che evocano un soggetto di cui di solito si occupa il monumento. Se ci pensi tutti i ricordi di Padre Pio sono le classiche statue di bronzo in scala 1:1, con le fattezze di Padre Pio​. Me lo hanno detto gli ultras, quello a Marulla è così un anti monumento che loro non lo hanno riconosciuto come opera in ricordo del loro calciatore. Il problema è che loro si aspettavano da me un monumento, secondo loro dovevo risolvergli questa mancanza; lo sbaglio è stato loro, se avessi vinto un concorso sarebbe stato tutto differente: tu vinci, fai un progetto e la famiglia, il comune e il club degli ultras decidono che quel monumento esprime per tutti il ricordo di Gigi Marulla, ma questo l’ho proposto io, loro che mi hanno investito dell’autorità per fare il momnuemto ma è stato un loro errore. Molte persone mi hanno dato torto, soprattutto nel mondo dell’arte, e mi hanno detto: “Guarda che quando sei su un muro pubblico devi capire e in qualche modo stare ad ascoltare quello che dice la gente, il popolo”. Ho sempre detto che non sono un’artista pubblico che fa arte pubblica, ma prendo le mie responsabilità. In effetti poi lo hanno cambiato, il giorno dopo hanno scritto Gigi Marulla e se io non avessi accettato queste possibilità li avrei denunciati perchè quella è una mia opera, ma invece capisco bene, siamo in una strada, quindi accolgo le proteste, accetto le conseguenze, però non accetto il fatto che io debba prendere in considerazione certi desideri della gente che considero banali. L’opera non è commissionata e quindi sono affari miei, ho chiesto al Comune di darmi un muro e loro mi hanno dato il via libera, sul muro faccio quello che mi pare se poi mi tirano le pietre le prendo, se poi mi imbrattano il lavoro la cosa mi diverte e diventa interessante, ma che io mi debba sentire in obbligo di rispettare i gusti di una cittadinanza… che poi una cittadinanza…piano…stiamo parlando degli ultras, di cui metà forse sono anche personaggi un po’ particolari… quando sono 20 persone che fanno casino spesso si crede che rappresentino tutta la città.
Io non sono interessato all’arte pubblica e quindi se non ho scelto di mostrare la faccia del calciatore è perchè volevo andare in una direzione diversa: una località come la Calabria, dove vengono venerati i bronzi di Riace come immagine guida, c’è un’idea di bellezza in quanto ideale, perfetta e cristallizzata. Il problema di questi posti è che si riferiscono alla Magna Grecia come se si riferissero ad un loro recente passato, quando in realtà stiamo parlando di 2000 anni fa; sembra che dalla Magna Grecia ad oggi non ci sia nulla. Per me al nostro paese i bronzi di Riace hanno fatto molto male, bisognava lasciarli lì, sono delle “superbellezze” ingombranti.
Quindi quando mi sono trovato a fare in quel territorio l’immagine di Marulla cosa dovevo fare? la replica? Quelle persone vogliono la semplice banale riconoscibilità, invece io ho cercato di spostare la faccenda, rispettando la mia poetica ho cercato di dare un messaggio differente. Il nostro paese ha sempre avuto bisogno di questi salvatori della patria…queste figure spirituali…come i nostri santi. Quindi ho fatto questo ricordo che rimanda solo alla figurina del Cosenza. Dopo è successo che hanno chiamato uno street artist di nome Lucamaleonte, il sindaco ha chiamato questa persona perché aggiustasse il mio errore; secondo me Lucamaleonte ha fatto una cosa veramente grave, accanto al mio murale ha fatto la copia del poster di Gigi Marulla che avevano fatto i tifosi per il suo funerale (considerando che c’era un muro di 50 metri e più). Allora che senso ha essere artisti contemporanei? Avere un proprio pensiero un proprio punto di vista se uno deve soddisfare i desideri della gente che per riconoscere il suo idolo crea delle immagini che sono venute in modo banale dalla cultura televisiva e generalista e ovvia?. Lucamaleonte realizzando questa cosa commissionata dalla volontà del sindaco, ha tradito il suo spirito di street artist, che di solito negano l’autore, firmandosi sempre con dei nomi di fantasia. In questo caso ha fatto in modo banale quello che gli chiedevano l’autorità e gli ultras, considerando che la street art si nutre ancora di parole come antagonismo e libertà e sfida le regole sociali mi sembra che lui abbia fatto una cosa molto grave per lui e il suo “club”.

M. Secondo te una delle principali caratteristiche del monumento è che venga realizzato su commissione. Per quanto riguarda Gli Angeli degli Eroi, il fatto che la gente lo abbia interpretato come un monumento non basta a renderlo tale secondo te?
FF. L’hanno interpretato come monumento innanzitutto perché la gente l’ha visto in piazza del Quirinale ed è andato Mattarella con i corazzieri a mettere i fiori; i fiori si mettono solo o dov’è morto qualcuno o davanti ad un monumento. Questa cosa de Gli Angeli degli Eroi è stata poco dibattuta perché è stata vista dal mondo dell’arte come se io avessi vinto un bando dei militari, quando invece è forse una delle prime volte in assoluto che un quadro, un’opera, viene messa su muro e vengono posati dei fiori. Non è stata una mia idea, io l’ho esposto come un quadro, un pannello dipinto, sono loro che hanno fatto tutto. Quando vai a toccare questioni come i militari morti, arriva il Ministero della Difesa che dice: “Questi sono affari nostri” . Quando feci la lista dei caduti Anna Mattirolo, la direttrice del Maxxi, mi disse che c’era una lista ufficiale, io volevo prenderla da internet, mi ha detto: “noi siamo un museo dello stato metti che che una lista non ufficiale arriva al Ministero della difesa? ”. Io non avrei chiamato, non mi interessava lavorare con il ministero, per me è un’opera d’arte per loro una glorificazione dei caduti, ma non c’entra niente. Volevo fare un’opera che facesse vedere che quando il paese è in pace ci sono dei militari che muoiono per la patria, questa cosa mi ha sempre fatto molta impressione. Quando ero ragazzo bisognava fare il militare in modo obbligatorio, io scelsi di fare l’obiettore di coscienza, e per un anno feci un’altra cosa. Come ho sempre detto, il mio lavoro nasce anche da questo rapporto ambiguo con la divisa e con la guerra, mio nonno è tornato dalla Russia, conservo questa sua foto in cui indossa una divisa. Il nostro paese ha un rapporto particolare con il mondo militare e credo che al di là di questa faccenda la questione dei militari sia sempre poco risolta.
Voglio fare un’opera che metta le cose in chiaro, vorrei spostare una consapevolezza per dire che tutta questi argomenti non devono andare nelle caserme, non devono andare nei monumenti della piazza perché quando fai un monumento, sappiamo già che viene scansato automaticamente dalla popolazione. Questo progetto che non sono ancora riuscito a fare lo voglio realizzare in una strada, mentre tu passi leggi nome, cognome Congo…1973 (ad esempio) e tu ti domandi: “cosa sarà?” Poi vai a cercare con il telefonino e ti rendi conto che questa cosa è reale, sono cittadini che per 5000 euro vanno in missione e che alcuni ci hanno rimesso le penne, sono persone che a mi hanno sempre fatto molta impressione,se vai a vedere su internet c’è anche la loro foto su Facebook.Tutta questa cosa non può essere solo una faccenda del Ministero della difesa o di quelli che amano le armi, l’esercito e l’appartenenza ad un esercito; qui non stiamo parlando dell’esercito ma della storia e della vita del paese. Quest’opera è stata presa come monumento e io l’ho permesso per il semplice fatto che era molto interessante, ogni artista permette l’interpretazione della propria opera. Io dico che non è un monumento per il semplice motivo che credo ci siano almeno tre condizioni per cui il monumento si possa definire tale: 1-dev’essere realizzato con materiali in qualche modo durevoli e nobili, 2-deve provenire da una richiesta di una commissione e non è l’idea di una persona, ci deve essere un’autorità che decide 3-dev’essere in piazza o in un luogo che ha a che fare con l’accaduto del soggetto del monumento. Nel progetto non ci sono nessuna di questi tre motivi

M. In un’intervista sulla rivista Zero dici che secondo te un artista che lavora nel pubblico non deve avere responsabilità, non ti interessa l’opinione del pubblico?
FF. Prendiamo il caso di Marulla, qualcuno ha detto: “Facciamo un incontro con la cittadinanza” è chiaro che puoi fare l’incontro con la cittadinanza per spiegare il progetto, se poi la cittadinanza dice: “Noi vogliamo fare così” …l’artista che lavoro fa? Se avessi fatto questo incontro con gli ultras loro cosa avrebbero detto? O ci fai la faccia o ci fai il numero nove e a me queste cose non piacciono, e gli avrei risposto: “No non lo faccio”. Una persona , vedendo la figurina vuota,mi ha detto che quello poteva rimandare a Matteo Bergamini, un calciatore che si diceva si fosse suicidato ma il cui caso è stato riaperto dopo molti anni perché si pensava ad un omicidio. Allora ho detto: “Vedi che questa cosa che non ti ha fatto riconoscere Marulla ti ha permesso di ricordare Bergamini? Vedi che questa cosa alla fine ha un senso?” C’è una scollatura tra la gente e la storia dell’arte moderna e contemporanea, un divario. Un po’ come nel film di Alberto Sordi “Le vacanze intelligenti” in cui lui e la moglie,, siamo ancora a quei livelli. Credo che l’arte contemporanea sia una questione elitaria, non per la gente che ha i soldi ma per la gente che ha voglia di pensare; in fondo stiamo parlando di concetti e segni visivi. Quando vado in edicola a Savigno dove vvo ci sono tra 15 e 20 giornali scandalistici che parlano sempre delle stesse cose: Belen, Corona e compagnia; non c’è praticamente nessun giornale di arte, allora perchè se faccio una cosa d’arte quelli che abitano si sentono in diritto di venirmi a dire: “Ma a me non piace”; le persone bon si interessano per una vita d’arte e pretendi di aver voce in capitolo? Spesso nelle assemblee ho fatto delle presentazioni pubbliche, è un classico, la persona alza la mano e dice: “Io non m’intendo d’arte però…”. Io non sono d’accordo che la città e la piazza siano dei cittadini, perché i cittadini (tranne qualche piccolo comitato) non sono assolutamente interessati a queste cose. Tutta la storia dell’arte in italia è stata fatta da due o tre persone, il Re, il Papa e il Sindaco, l’artista faceva quello che volevano loro, è banale oggi dire “mettiamola ai voti” , se l’arte contemporanea non viene capita e l’artista si deve mettere ai voti dovrà sempre inventarsi un’opera più commestibile per le persone, allora anche la natura dell’artista e la sua poetica verrà a patti per vincere dei concorsi.

Autore: flaviofavelli

Flavio Favelli è un artista visivo. Collabora con Repubblica (ed. Bologna), Doppiozero e Antinomie.

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