Il capolavoro

L’opera del Guercino rubata giorni fa, La Madonna con San Giovanni Evangelista e San Gregorio Taumaturgo, è un dipinto poco interessante. C’è la Madonna, con il viso un po’ da Madonna, un po’ da popolana; c’è l’angelo, il solito angelo, con il viso da angelo e ci sono i due santi, di cui uno molto bello. Tutti personaggi tanto belli, quanto desueti e lontani, come i Sansoni e i San Giuseppe, che sono solo belle interpretazioni di un mito antico oramai passato. Non c’è un significato moderno, non c’è una bellezza moderna, il quadro è antico. C’è una bellezza ideale, oltre che politica e di propaganda oramai esausta e fine a se stessa.

Questi assoluti capolavori, così tanto assoluti che sono a centinaia nel Bel Paese, sono dei reperti scarichi che parlano agli appassionati di pittura con gusti antimoderni. Certo, sono assolutamente belli e se ne può discutere senza fine dello stile, della luce e dell’ombra, dei contrasti che ammorbidiscono o incupiscono, come si parla di un tramonto che commuove. Ma il modo di vedere donne, uomini, madonne e angeli non ci riguarda più, non ha più significato oltre ad avere un grande difetto: ci separa dalla realtà. Ci scinde fra un passato lontano, passato per sempre, dove le cose erano belle per davvero e un presente assolutamente diverso.

Ammaliati e storditi dal mondo dove l’arte era bella, perdiamo contatti con questo. L’estetica, l’idea di bellezza, e così di società, rimangono marcate per sempre da questa magia irreale che rimane separata dalla nostra vita. Se solo il passato è bello e ci emoziona, vuole dire che il presente è brutto. E nell’orizzonte del brutto si vive male.

Così si comprende la nostra storia di oggi: abbiamo infatti trasformato un museo a cielo aperto in una discarica. Siamo cresciuti solo con un’idea di arte alta e perfetta, un Ideale Classico che ci fa credere di essere portatori sani del bello e del Buon Gusto.

Che ce ne facciamo oggi di un Ideale classico? Che ce ne facciamo di un dipinto dedicato a San Gregorio Taumaturgo?

Non possiamo, poi, più permetterci di prendere cura del nostro inestimabile patrimonio che sta diventando un pesante fardello, un neonato sempre affamato a cui sacrifichiamo, in maniera scomposta, precipitosa e impulsiva, una mare di risorse che non gli bastano mai. Questo patrimonio andrebbe ceduto. Magari in prestito ad aziende o enti abili o a paesi attenti, che hanno altre situazioni culturali ed economiche, capaci di amministrarlo in maniera produttiva. Noi poi, con un volo low cost, lo andremo a vedere.

Ma non lasciamolo più nelle nostre chiese inadatte, nei nostri mille musei in perenne perdita che servono solo a salvare il Buon Gusto e a ricordarci che siamo la terra della Magna Grecia e del Rinascimento. Il quadro del Guercino è uno specchio che riflette il Paese. È un capolavoro da milioni, ma non ha prezzo, è un tesoro, ma è invendibile e inamovibile da una piccola chiesa, è un bene di inestimabile valore che produce problemi. È lo specchio del Paese, è lo specchio di Narciso.

 

 

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